Tributo alla (quasi estinta?) Benetton Treviso

Riccardo Pittis l'ha quasi ufficializzato, attraverso la sua pagina di Facebook. In realtà non è ancora detta l'ultima parola, e la speranza, si sa, è l'ultima a morire. Alla luce delle notizie odierne, però, viene voglia di ripercorrere la lunga e gloriosa storia della pallacanestro Treviso...

Tributo alla (quasi estinta?) Benetton Treviso
I tifosi di Treviso (By Basketlive)

E’ notizia odierna: la Pallacanestro Treviso rischia di chiudere. E non sono voci di corridoio: sono voci di ufficio, visto che a comunicarlo (via facebook) è proprio Riccardo Pittis, uomo simbolo in campo ieri e, suo malgrado, potenziale estremo untore oggi.

Gli inizi
Inizia quasi per gioco la storia cestistica di Treviso: è il 1954, Trieste è da poco italiana, la DC è al governo e in testa ci si metteva la brlillantina quando il professor Menenio Bortoluzzi fonda dal basso la allora Duomofolgore. In dieci anni il professore porterà la squadra in serie A, senza però un futuro troppo glorioso: le sconfitte pesano e i debiti soffocano, e si decide di rinunciare dopo la prima apparizione ad alti livelli.
Ceneri da cui, negli anni sessanta, subentra l’avvocato Ugo Grelli con la denominazione “Associazione Pallacanestro Treviso” e subentra lo sponsor Faram.
Anni di salti clamorosi, fino a quando nel 1978, con Aldo Bordignon presidente, Liberti sulla maglia e Mario De Sisti in panchina, la promozione in A2 è cosa fatta, ai danni della Pallacanestro Livorno.
 

Anni 80

Negli anni 80 si pongono le basi per l’alto livello: si termina al sesto posto della seconda lega, con in rosa gli americani Scheffler e Sorenson come primi stranieri sbarcati in Veneto per la palla a spicchi. 

La massima serie sarà conquistata l’anno dopo, con un ritmo di 21 vinte e 11 perse, dopo un terzo posto in classifica.
Ma qualcosa non gira e, se nel 1982 l’Italia può festeggiare per la vittoria ai mondiali di calcio, a Treviso è tempo di preoccupazioni: saranno anche arrivati i Benetton, sarà arrivato Nestore Crespi (primo dirigente professionista della squadra) ma, dopo la prima retrocessione, si riesce a scampare in extremis la seconda.
Anni in cui nelle radio passavano gli Aha e al cinema usciva Blade Runner, mentre Treviso giocava a Padova, e il Palaverde era ancora fatto di schizzi su fogli da progetto.
E in presidenza, dall’era Bordignon, si passa direttamente ai Benetton, nella figura delegata di Gianni Furlan.

Il Palaverde vede la luce nel 1983 (con buoni contributi dei Benetton), ma la squadra gioca una stagione strana: se in campionato si rischia il baratro della serie B, in Coppa Italia si raggiunge la semifinale contro la Granarolo Bologna.
Purgatorio di A2 che si chiude nel 1984: secondo posto e di nuovo massima serie, con un amichevole di lusso contro i Seattle Supersonics. Ma è solo un anno di passaggio, perché –pur avendo aggiunto pedine che si riveleranno importanti (Iacopini, Caglieris, Norris) – la stagione successiva la Benetton vince solo 8 partite e scende di nuovo in A2.

L’anno successivo è fatto di cambiamenti in ottica futura: in panchina il “barone” Riccardo Sales, Luciano Bortoletto alla presidenza. Modifiche che daranno i loro frutti nella stagione 1987-1988 in cui torna finalmente in A1 e, sebbene dopo i playout, ci rimane.
Dunque stagione 1988-1989 e obbiettivo playoff: si prendono giocatori come Kyle Macy, Dan Gay e Pietro Generali, da affiancare ai veterani Iacopini, Minto e Pressacco. Mission Accomplished: i biancoverdi arrivano ai playoff. Saranno eliminati ai quarti di finale dall’Olimpia Milano, ma si è raggiunto il risultato migliore di sempre, e si sono poste basi solide.

Anni 90

Ruggente l’inizio degli anni 90: con Peter Skansi in panchina e l’innesto di Vinny Del Negro, si vive una stagione dall’avvio formidabile (1 posto nel girone di andata) e quinto posto nel finale.
Sogni di scudetto spezzati ai playoff dalla Messaggero Roma, ma è ottenuta la prima partecipazione di diritto alla Coppa Korac. Dopo il muro di Berlino, crolla così anche il tabù europeo della squadra trevigiana.

Si va dunque in Europa e nel 1991, la squadra passa allo stato giuridico di “srl” (Pallacanestro Treviso srl), con il notaio Enrico Fumo come presidente.
Quella del 1991-1992 è una annata di grandi colpi: mentre il sottoscritto veniva al mondo e gli U2 pubblicavano lo storico album Achtung Baby, a Treviso arriva Toni Kukoc (astro nascente del basket europeo), il centro azzurro Stefano Rusconi e Nino Pellacani. Ed è l’anno della consacrazione agli alti livelli: persa la finale di Coppa Italia contro la Scavolini, eliminazione dalla Koppa Korac, ma vittoria del primo scudetto della storia del Club.
Si prolunga il successo anche nell’anno seguente, con la vittoria in Coppa Italia ma la finale persa contro la Virtus Bologna.
Nuovi mutamenti nell’organico dirigenziale nel 1993:nuovo presidente Giorgio Buzzavo (già presidente Sisley Volley) e la nomina a procuratore generale di un personaggio chiave dei decenni a venire come Maurizio Gherardini. Toni Kukoc parte per andare a giocare nei Chicago Bulls, Frates siede sulla panchina e arriva un certo Riccardo Pittis dall’Olimpia Milano, ma i biancoverdi non portano a casa nulla.

Ma andiamo al 1996-1997: Brucia il teatro La Fenice di Venezia e, pochi chilometri più a est, arrivano Davide Bonora, Zeljko Rebraca, Henry Williams e –rientrante dal prestito- Denis Marconato, a tamponare le assenze di uomini importanti come Iacopini, Woolridge e Naumoski. E arriva anche il secondo scudetto, dopo cinque gare roventi in finale contro la Fortitudo Bologna.
Nel 1997 la prima stagione con Zelimir Obradovic in panchina non è esaltante, ma la seconda è memorabile:
si aggiungono alla rosa l’ala forte Marcelo Nicola (che diventerà una bandiera per la squadra), Tomas Jofresa, Casey Schmidt, e William Di Spalatro e si raggiunge il record di ventinove vittorie casalinghe tra campionato e Saporta Cup.
E così, nello stesso periodo in cui l’Europa politica guarda alla vittoria di Tony Blair, l’Europa cestistica guarda a Treviso Viene vinta la Saporta Cup per la prima volta nella storia del club: in semifinale il Buducnost cede a causa dello scoppio della guerra dei Balcani e la Benetton batte il Pamesa Valencia dopo una finale tesissima.
Lo scudetto italiano andrà a Varese, ma Treviso porta a casa il primo successo di rilevanza europea.


Il Duemila

Alle pendici del nuovo millennio, mentre l’Italia vince l’europeo di basket 1999, si rinnova la squadra in casa biancoverde: Piero Bucchi in panchina, un arrivo fondamentale come Tyus Edney, assieme a Jeffrey Sheppard e Ismail Santos. Si assiste a un basket divertente e arriva una Coppa Italia.
Altre pedine storiche arrivano nel 2001: Marcus Brown, Garbajosa, il ritorno di Petar Naumoski e Alan Tomidy. Si vince poco, ma rimane memorabile la serie di Eurolega contro il Barcellona, che ha visto i catalani cadere dopo una serie di gare roventi.
Nell’estate dello stesso anno approdano a Treviso nuovi giocatori: torna coach Mike D’Antoni, arrivano Cikalkin e Mario Stojic. Arriva anche il terzo scudetto della storia per la Pallacanestro Treviso, ai danni della Fortitudo Bologna.

Nel 2002-2003 si mantiene la linea di squadra vincente e divertente: dopo il secondo addio di D’Antoni, approda sulla panchina un certo Ettore Messina, ex nemico di diverse battaglie virtussine e in campo Trajan Langdon aumenta il profilo europeo della squadra.
E infatti in Italia La Benetton domina senza rivali, conquista la Supercoppa, la Coppa Italia e chiude il grande Slam con la nuova vittoria dello scudetto Italiano.
C’è anche la partecipazione ad una storica edizione delle Final Four di Eurolega (la prima storica edizione con due squadre italiane su 4), ma lo strapotere del Barcellona rompe le ambizioni europee proprio in finale.

Ma sono sconfitte che servono a mantenere la fame: l’anno dopo arrivano Maurice Evans, Jermaine Jackson, Ademola Okulaja, e con loro una nuova Coppa Italia.

2004-2005: a Treviso escono di scena dei giocatori-simbolo come Pittis e Nicola. Quindi largo a Bulleri, Marconato e Soragna, freschi di argento alle olimpiadi. Al loro fianco, tanti giovinastri promettenti come Paccelis Morlende, Uros Slokar e un certo signore chiamato Andrea Bargnani. Quanto ai veterani, arriva Ramunas Siskaukas. Svanirà il sogno scudetto, ma arriverà la settima Coppa Italia.

Nel 2006 l’Italia vince i mondiali di calcio, e si chiude un ciclo vincente. E anche a Treviso un ciclo si chiude: arrivano nomi importanti come Nicholas, Zisis e Mordente, ma se ne va il capotribù Ettore Messina, oltre che Marconato e Bulleri.
La squadra del neo-coach David Blatt porta casa il quinto scudetto della storia trevigiana, ma nomi fondamentali come Maurizio Gherardini e Andrea Bargnani se ne vanno a Toronto, il primo da dirigente (primo e unico italiano nella stanza dei bottoni di una franchigia nba) e il secondo da giocatore (primo italiano ad esssere selezionato come prima scelta ai draft).

Segue un lento declino delle ambizioni del team biancoverde (segnato anche dalle vicende del “caso Lorbek”) e un rapido susseguirsi di allenatori sulle panchine: risultati modesti (probabilmente fondi anche modesti), fino all’anno scorso, in cui i Benetton hanno annunciato l’abbandono dei finanziamenti.
Onore a Sasha Djordjevic e onore a tutto lo staff, comunque capace di mantenere l’ultima squadra nella massima serie.
E oggi, 19 Giugno, si fanno i conti con un passato glorioso che ha saputo valicare diversi momenti storici, e con la vitale importanza di un contribuente che per ora manca. Ancora qualche giorno per la scadenza dei termini, ma il coltello è già puntato.


 


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