Gand 1988: Milano nella storia

Nel 1988 Milano entrĂ² nella storia del Basket diventando una delle poche squadre a conquistare per due anni consecutivi la Coppa dei Campioni: fu l'ultima zampata a livello europeo di quel gruppo irripetibile, la Tracer, che negli anni '80 aveva vinto tutto.

di Profilo di Steve69 Steve69
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L’Eurolega (ex-Coppa dei Campioni) ha mutato più volte negli anni il proprio
formato; uno dei cambiamenti più innovativi fu di abbracciare la  formula
della Final Four, proveniente dal campionato universitario americano, e
questo avvenne nel 1988.

La Tracer Milano

Rappresentante italiana e campione in carica era l’Olimpia Milano; la squadra era reduce dal Grande Slam (Coppa Italia + Coppa Campioni + Scudetto) dell’anno precedente ma durante l’estate aveva subito molti cambiamenti: Peterson aveva lasciato la panchina all’assistente storico
Casalini; il parco italiani si basava sempre sulla vecchia guardia D’Antoni, Meneghin, Premier e sull’emergente Pittis ma si era preferito svecchiare la panchina ingaggiando Aldi e Montecchi al posto di Gallinari e Boselli; vicino all’inamovibile McAdoo, Barlow (tentato dalle sirene Nba) venne sostituito da  Ricky Brown, un centro che si era messo in luce nel campionato italiano con l’Ocean Brescia: ottimo realizzatore e rimbalzista era stato cercato da parecchie squadre ma aveva scelto di cedere al fascino delle scarpette rosse.
La squadra presentava quindi delle incognite, soprattutto nella posizione di ala piccola, e spesso avrebbe dovuto schierare un quintetto molto alto; inoltre l’esperienza dei nuovi a livello
europeo era minima. Nonostante la vittoria nella Coppa Intercontinentale molti pensarono che Milano avrebbe giocato “al risparmio” la stagione per giungere al massimo agli appuntamenti importanti.

Dopo aver eliminato i Bulgari del Balkan Botevgrad negli ottavi la Tracer esordì nel girone di qualificazione alla final four a Colonia: il -24 rimediato dagli uomini di Casalini in Germania fece maturare qualche perplessità sulla compattezza della squadra milanese e sulla sua nuova
chimica, ma tutti i dubbi vennero prontamente fugati con le vittorie casalinghe al Pala Trussardi sugli jugoslavi del Partizan e gli olandesi del Den Bosch e soprattutto con l’affermazione esterna a Tel Aviv sul Maccabi.
Il cammino della Tracer continuò tra alti e bassi ma la qualificazione alle Finali, nonostante il doppio passo falso con il Barcellona, non sfuggì all’Olimpia che così potè difendere il titolo conquistato l’anno precedente.

Le Final Four di Gand

La sede della final four era Gand in Belgio; i vertici della pallacanestro europea pensavano che la manifestazione avrebbe fatto da traino a tutto il movimento belga e così avvenne visto che, nonostante il parquet e gli spogliatoi non fossero perfetti, si respirò un atmosfera speciale per tutti i tre giorni grazie soprattutto alla nuova formula.

Le semifinali

La prima semifinale venne disputata tra il Partizan Belgrado, allenato da un giovanissimo Dusan Vujosevic, ed il Maccabi Tel Aviv di Klein: i serbi avevano vinto il girone di qualificazione (10 W-4 L) ed erano una squadra di grande talento anche se un poco cicala con la “punta” Grbovic e tanti giovani già fortissimi come Vlade Divac , Zarko Paspalj , Aleksandar
Djordjevic; il Maccabi, quarto del girone (8W-6L), era una squadra più vecchia e solida che basava molte delle sue fortune sul pivot Magee e sull’emergente Jamchi. La partita fu equilibrata ma alla fine il dominio sotto le plance di Magee (34 punti per lui) ebbe ragione della resistenza
del Partizan per 87-82. L’altra semifinale vedeva i greci dell’Aris capitanati da Galis e Yannakis e dal tiratore Subotic scontrarsi con la Tracer: entrambe venivano da un ottimo girone di qualificazione (9W-6L) e si conoscevano benissimo.
Casalini riuscì a limitare Subotic con la marcatura di Meneghin ma la differenza la fecero i due lunghi McAdoo (39pt) e Brown (28pt) che prevalsero nettamente sui pari ruolo greci; nel finale uno sprazzo di Yannakis riportò Salonicco a -5 ma i troppi errori dalla distanza uniti alla difesa di squadra dei milanesi scrissero l’87-82 finale.

La Finale

Il Maccabi era l’ avversario che i milanesi volevano, lo conoscevano bene e lo avevano  battuto nelle ultime tre partite, nella finale del ‘87 e nei due match del girone: soprattutto nell’ultima gara al Pala Trussardi la Tracer aveva sfoderato la determinazione dei tempi migliori e Casalini l’aveva definito il “miglior match dell’ anno”. La Finale quindi si apriva sotto i migliori auspici ed in più i milanesi sapevano perfettamente come la gara si sarebbe sviluppata, una partita assai più prevedibile di quella che avrebbero potuto accendere i bizzarri ragazzi di Belgrado. Una gara tattica dove il quintetto “piccolo” del Maccabi avrebbe dovuto fare i conti con
quello “alto” di Milano, ma i pronostici erano tutti per la Tracer che nella semifinale sembrava aver ritrovato la difesa dei giorni migliori.

Ad inizio gara il contropiede ed il tiro da tre punti del Maccabi sembrarono prevalere sulla Tracer che però, sfruttando anche i problemi di falli di Magee, ritornò in partita nella seconda parte del 1° tempo (non esistevano ancora i quarti) allungando in chiusura (52-41). Nel 2° tempo i milanesi mantennero il controllo della gara e l’uscita per falli di Magee sembrò segnare definitivamente la sorte del Maccabi; invece gli israeliani riuscirono a rientrare con i panchinari in campo sino al 71-69 e da lì la partita fu
punto a punto:Pittis, appena ventenne, segnò 6 dei suoi 8 punti finali nella seconda parte del 2° tempo ma il Maccabi rimase orgogliosamente agganciato e raggiunse la parità (78-78) con il veterano Berkovitz. Casalini giostrò al meglio la propria panchina ed il ritorno in campo di Montecchi e Brown portarono forze fresche ad una Tracer in difficoltà: su ogni tiro sbagliato
infuriava una dura battaglia sotto le plance e Milano fece valere i suoi centimetri. Qualche errore di troppo ai liberi di Tel Aviv permise ai milanesi di tornare in vantaggio (87-82), poi una stoppata devastante di Brown a Jamchi e la successiva schiacciata di McAdoo (alla fine 25pt e 12 rimb per lui) chiusero la gara sul 90-84.

In seguito

Milano divenne così una delle poche squadre a conquistare per due anni consecutivi la Coppa dei Campioni: fu l’ultima zampata a livello europeo di quel gruppo irripetibile che negli anni ‘80 aveva vinto tutto. La formula della Final Four ottenne un ottimo successo mediatico e venne confermata negli anni a venire divenendo appuntamento fondamentale del basket d’Europa.


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