Dio è morto. Marx è morto. Neanche il basket italiano sta troppo bene

Estate. Finalmente. Anche il campionato va in ferie. Ma quest'anno il sapore di sale non sarà quello del mare, ma quello della crisi. Che sembra anche un pò motivazionale, oltre che economica. Ma "basketball never stops"! Vi auguriamo un'estate strepitosa e mooolto sul pezzo, gente!

Dio è morto. Marx è morto. Neanche il basket italiano sta troppo bene
Un'estate un pò abbacchiata per il basket italiano

Ora che il sipario è definitivamente calato sui playoff italiani e, onore al merito!, Siena ci ha offerto la solita Siena, direttamente da un altro pianeta per collezionare il sesto scudetto di fila;

ora che si è aperto il mercato ed è tutto un chiacchierio tra procuratori e gm per capire chi andrà dove e chi resterà e come (stay tuned...);

ora che magari avete già prenotato l'aereo per Ibiza e state giusto ponendovi la questione: protezione 6 o protezione zero?!;

ecco, in questo momento accendete il pc e leggete che, non si sa ancora per certo, ma che a Teramo e Treviso forse il basket finisce. Che atleti scelgono di non vestire la maglia Azzurra. Che altre società sono in grave crisi.

Prima di Treviso, Teramo. Forse le prossime saranno Roma e Pesaro.

Siccome questo editoriale è già lungo di per sé - e se arrivate alla fine, bravi, grazie – non avrebbe senso stare a produrre un tema di italiano sulle colpe e sui perchè. Sono troppi e troppo complessi.

Ma consideriamo un solo aspetto: la comunicazione. Probabilmente il basket italiano sta scontando la mancanza di comunicazione, la mancata attrattiva dei grandi pubblici e forse i mancati personaggi. Troppo facile parlare sempre e solo degli italiani in Nba. Certo, se lo meritano, è bello che “ce l'abbiano fatta”, ma per tre Nbaers ci sono cento giocatori italiani di cui non si parla mai.

Per questo crediamo che parlare dei nostri giocatori sia importante. Ricominciare dagli Azzurri, dalla nostra Nazionale, la Maggiore che è il presente e la Sperimentale che è il futuro, dalle giovanili, dalle Scuole di basket che ancora resistono.

Per questo, da settembre, speriamo di avere a che fare sempre di più con giovani, con talenti made in Italy e con scelte coraggiose e lungimiranti da parte delle società, perchè Dio e Marx ormai sono andati, ma non si lasci andare la pallacanestro italiana!

Per il resto, ci sentiamo di aggiungere questo: crema solare, soprattutto doposole, playlist tranqui-funky e mojito (responsabilmente).

Saluti e baci 


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