Nike Air Jordan 8
Alla scoperta delle Air Jordan 8 in compagnia del nostro Sneakerhead di fiducia Roberto ATOM Scagliarini.
Nike Air Jordan 8
Il dopo Barcellona 1992
Il secondo titolo vinto consecutivamente, le Olimpiadi di Barcellona e l’uscita del libro di Sam Smith “The Jordan Rules” non facilitarono certo le cose per un Michael e un Pippen ormai esausti ma alla ricerca di un posto meritato nella storia della franchigia e del basket al suo massimo livello.
L’obbiettivo di Jordan era uno solo, vincere il terzo titolo consecutivo, qualcosa che Magic e Bird non erano riusciti ad ottenere rispettivamente con i Lakers e i Celtics.
Ispirato come non mai MJ gioca una stagione davvero superba segnado 40 o più punti in 14 partite durante la stagione regolare (incluse performances di 54 punti contro i Lakers, 57contro Washington,52 a Charlotte) e per 6 volte durante i playoffs (in gara 4 contro NY ne metterà addirittura 54 vendicando la sconfitta subita da Chicago in regular season causata anche dalla sua squalifica per rissa durante la partita del 12 Febbraio).
Le finali contro Sir Charles Barkley
Ad aspettarlo in finale c’è il suo amico rivale di sempre, il grandissimo Sir Charles Barkley. Con una media mai vista in tutta la lega di 41 punti MJ si porta a casa il terzo anello consecutivo raggiungendo livelli di gioco e records mai visti prima.
MVP della regular season, MVP delle finali, capocannoniere della lega per l’ennesima volta eguagliando il record di Chamberlain, per la terza volta nella sua carriera domina anche nelle palle rubate dimostrando di essere un terminale non solo offensivo ma anche difensivo di altissimo livello.
La pressione che si era creata con l’uscita del libro in cui Jordan veniva dissacrato come un despota nei confronti dei suoi compagni di squadra e le accuse di partecipare a scommesse illegali di qualsiasi genere non scalfirono minimamente la determinazione dell’alieno.
La Jordan 8
La jordan 8 stessa creò una certa controversia; la scarpa era decisamente radicale per i primi anni ’90, con un design veramente fuori dal mondo: alta e massiccia come lo era stata la Jordan 2, pelle scamosciata nella maggior parte della scarpa, nessun logo NIKE in tutta la scarpa (Tinker sei un genio!).

Copri allacciatura incrociata che verrà utilizzato in futuro da molti altri brands, suola con piastra di torsione in policarbonato (il carbonio verrà utilizzato successivamente), unità AIR non visibile ma presente a livello di tallone e parte frontale, una sorta di calza/guanto (come la Jordan 7, ma più ridotta) per garantire miglior stabilità e colori shocking (nella linguetta della scarpa nella colorazione White e in quella Aquatone indossata all’ALL STAR game il Jumpman è all’interno di un tondo in spugna con colori davvero da hippie simili a quelli utilizzati nei simboli pacifisti,è per questo che per i collezionisti questa è la Jordan “Flower Power”.)
La scatola è piuttosto sobria, coperchio nero con Jumpan rosso a cui si aggiunge la scritta Jordan mentre la parte inferiore è ora di un grigio uniforme. Al suo interno troviamo brochures sulla scarpa e la membership application card per l’esclusivissimo Flight Club di Michael.
Il prezzo è di 125 dollari, non proprio regalata ma ci troviamo di fronte ad una calzatura davvero innovativa tecnologicamente ed esteticamente sia per quel periodo che per i 2 anni successivi surclassando tranquillamente le Jordan 9 e 10.
Il comfort non è però il suo forte, l’allacciatura protegge ma stringe troppo nelle fasi di gioco veloce, è pesante rispetto ai modelli precedenti di Jordan ma leggera rispetto alle scarpe da basket della concorrenza (vedi le appena nate Reebok Pump dedicate a Shaq), è scomoda per i giocatori con piede a pianta larga e i materiali insieme alla calza interna tendono a scaldare i piedi rapidamente.
Nessuno può dirlo con certezza,ma magari sono state la causa delle infezioni ai piedi di MJ durante la stagione.
Colorazioni
Incredibilmente, i colori per questo modello furono solo 3 usciti tutti nel Febbraio 1993:
- White/Black-True Red
- Black/bright Concord-Aqua Tone (indossata durante l’ALL STAR game)
- Black/Black-True Red (indossata nei playoffs e finali con 23 cucito in bianco sull’incrocio)
Come i modelli precedenti anche questo fu sold out (soprattutto nella terza colorazione, quelle delle Finals) rapidamente e stupisce il fatto che Nike (forse non credendo molto in questo design) non produsse altre colorazioni.
Anche la quantità di scarpe create fu molto più bassa delle Jordan 7.
L’obbiettivo di tutti comunque era possedere la scarpa che consacrò Michael come leggenda vivente grazie al Three-Peat regalato a Chicago.
Persino l’amico Bugs Bunny ritorna e farà davvero l’impossibile per accaparrarsi come tutti gli altri comuni mortali l’ultimo paio di Jordan 8 sulla terra
Accanto a questa campagna pubblicitaria (che ispirò poi la creazione del film Space Jam), Nike ne creò un’altra molto più riflessiva, in cui il nostro eroe si pone domande sul suo gioco, sulla sua crescita esponenziale grazie ai media e su come sarebbe stata la sua vita se fosse stato un semplice giocatore di basket,uno come tanti.
Baciato dal destino e da tutte le congiunzioni astrali possibili il 23 non sarà mai un giocatore qualunque ma Il giocatore per eccellenza, colui che ha ispirato e continua a ispirare i giocatori di tutto il pianeta….nessuna ipotesi ma solo certezze quindi per colui che ha stabilito nuovi standards nel gioco del basket!
La finale del 1993 verrà ricordata non solo per le prestazioni incredibili di Michael (55 punti punti in gara 4 e sopra i 40 in altre 3 partite) ma anche per la vittoria ottenuta all’ultimo secondo grazie al cecchino John Paxson, la maturità del giocatore Michael Jordan ormai era totale affidando il tiro partita e serie a un compagno e non cercando inutili forzature o atti d’eroismo personali (caro Kobe, hai ancora tanto da imparare!)
Dopo aver raggiunto l’apice della sua carriera, l’anno successivo AIR Jordan sconvolgerà l’intero pianeta in una conferenza tenutasi presso le palestre dei suoi Chicago Bulls: bastarono pochi minuti per creare stupore e sconforto nel cuore di tutti gli appassionati di questo sport
La domanda che martellava la mente di tutti era una ed una sola: WHY?
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