Playground Stories, quel basket non noto a tutti
Dossier sul Playground basket, ovvero il basket di strada: le storie che raccontano questo "sport" non noto a tutti ma che racchiude un fascino che perdura negli anni
Playground Stories
Salve ragazzi, prima di farvi gli auguri di “Buon Natale” e “Buon anno” abbiamo pensato di dare una spolverata al cosiddetto “basket da strada”, streetball in lingua madre, ovvero la pallacanestro giocata nei “ Playground”.
Ma andiamo con, ordine, spieghiamo innanzitutto cosa è un playground. Bene, si tratta di campetti di fortuna presenti in quartieri malfamati, poveri, dove spesso i ragazzi trascorrono la giornata spacciando o comunque facendo piccoli crimini per racimolare qualche dollaro con cui portare avanti la famiglia ed avere qualcosa da mangiare la sera. Per molti di loro, l’unica speranza di non finire in carcere o ancor peggio con qualche pallottola in corpo è quella di uscire da questi quartieri, e uscire significa diventare qualcuno.
Ma come questi giovani possono diventare qualcuno se non hanno dei dollari nemmeno per mangiare? L’unica via è quella dello sport, o della musica, non ci sono altre alternative. Capita così che giovani il cui unico svago si chiami fare una partitella di basket oppure reppare anche senza accompagnamento di basi musicali, si ritrovano a diventare delle vere stelle.
Sono parecchi i giocatori NBA che vengono direttamente dai playground americani, sarebbe persino troppo lungo ricordarli tutti, tuttavia per rendere l’idea basta fare alcuni nomi: Stephon Marbury (detto Starbury), Allen Iverson (detto The Answer), Rafer Alston (detto Skip to my Lou), Jamaal Tinsley (detto The Abuser) e questi sono alcuni dei nomi più recenti, ma anche in passato molti street players sono arrivati fino alla NBA, basti pensare ad Isiah Thomas, Earl “The Pearl” Monroe, Conni Hawkins e di Lew Alcindor (meglio noto come Kareem Abdul Jabbar).
Ma la cosa che più sorprende non è il fatto che esista qualche giocatore da strada che riesca a raggiungere l’NBA, ma piuttosto sono i numeri. Voglio dire che purtroppo gli atleti con le potenzialità di farcela sono molti di più rispetto a quelli che riescono veramente a raggiungere il traguardo. Molti atleti con potenzialità ben superiori ai loro colleghi NBA non arrivano al traguardo, perché uscire da quel contesto lì è tutto tranne che facile, la maggior parte di loro, non ce la fa e dopo qualche anno di gloria nei campetti, viene risucchiato in un mondo duro, sporco, crudele e povero.
A questo riguardo si potrebbe fare un’altrettanto lunga lista di street players che non ce l’hanno fatta, ma se qualcuno pronuncia la parola playground, in America undici persone su dieci vi diranno THE GOAT, traduzione letterale “La Capra”, ma in realtà acronimo di Earl Manigault, il giocatore più forte che abbia mai calcato un campetto da strada. Lo stesso Kareem Abdul Jabbar in un’intervista afferma che il giocatore più spettacolare che abbia mai visto sia proprio lui, Goat.
Sono tante le storie e le leggende riguardanti Earl Manigault, tante che distinguere quelle vere dalle false non è affatto facile, considerando poi che non esistono filmati sulle sue partite, tutto ciò lascia spazio alla nostra immaginazione e fantasia.
Si dice di lui che riusciva a schiacciare dopo aver compiuto due giri completi in aria (720°) o ancora che fosse l’unico capace di fare la mitica “Double Dunk” ovvero schiacciare con una mano, raccogliere la palla e schiacciarla con l’altra, tutto rigorosamente in aria ovviamente; si dice persino che avesse voluto sedersi sul ferro e che prima o poi ce l’avrebbe fatta vista la sua terribile elevazione.
Probabilmente è tutto vero, sono in molti a confermarlo, di sicuro però Earl Manigault avrebbe potuto non solo giocare, ma anche fare la differenza in NBA. Per quanto bravo con la palla, non lo è stato nella vita, travolto dalla droga, che alla fine l’ha portato via dai campi da gioco. Oggi però di lui ci resta il campetto dove ha iniziato a giocare e dove negli ultimi anni della sua vita ha trascorso il suo tempo, levando dalla strada molti ragazzi del quartiere che come lui avrebbero fatto una brutta fine. Questo lo rende ancor più grande di quanto lo sia stato sui campi.
Goat è solo la punta dell’iceberg, ovvero uno dei pochi che seppur non ce l’abbiano fatta in NBA, sono comunque diventati famosi. Sono molto più numerosi invece quelli che sono rimasti sconosciuti al palcoscenico mondiale. Vi facciamo qui di seguito solo alcuni nomi, convinti, anzi straconvinti che molti di loro avrebbero potuto vincere degli anelli anche fra i Pro.
Ci riferiamo a Steve Space, Ray Lewis, Lamar Mondane, Ronnie Fields, John Steggers, Speedy Williams, Nick McNickle, Clifford Allen, e tanti ma veramente tanti altri. Ed ognuno di loro vi assicuriamo che meriterebbe un libro o quantomeno un capitolo di un libro per raccontare tutte le strane ma entusiasmanti avventure della loro vita.
I Top Playground negli States
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"Rucker Park"ad Harlem, legato al nome di Holcombe Rucker (NEW YORK)
E’ sicuramente il più importante playground americano, diverso dagli altri in quanto spesso negli anni molti “sconosciuti” atleti da strada hanno sfidato i campioni NBA (Hammond vs Julius Erving aka Doctor J e Earl Manigault vs Wilt Chamberlain a cui The Goat schiacciò in testa etc etc).
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“The Goat Park"tra Harlem e Manhattan, dedicato a Earl Manigault (NEW YORK)
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