Monaco ’72: il dispetto sovietico e la fine del regno U.S.A.
Il finale più drammatico della storia della pallacanestro. Tre secondi che regalarono alla leggenda un’olimpiade macchiata dal terrorismo. L'allora Unione Sovietica interruppe il dominio olimpico degli USA
Il finale più drammatico della storia della pallacanestro. Tre secondi che regalarono alla leggenda un’olimpiade macchiata dal terrorismo.
Aleksandr Belov. L’uomo che interruppe l’egemonia cestistica americana alle Olimpiadi. Dalla creazione dei giochi a cinque cerchi sino al 9 settembre 1972 gli Stati Uniti avevano il monopolio della medaglia d’oro. Doug Collins, con due tiri liberi a 3” dalla fine era riuscito a dar seguito a questa tradizione. Per qualche istante sono stati anche campioni olimpici ma il destino per quella serata aveva altri programmi.
Andiamo con ordine. Nel 1972 la ‘Guerra Fredda’ è in pieno svolgimento. Non siamo all’apice della tensione come con la crisi missilistica cubana, anzi arrivano i primi messaggio di distensione, ma la rincorsa alla supremazia in qualsiasi campo è ancora accesa. In aggiunta, il villaggio olimpico, ma più in generale il Mondo, venne sconvolto dall’azione terroristica di ‘Settembre Nero’, la cellula palestinese che sequestrò e uccise 11 atleti israeliani.
Scindere queste olimpiadi dallo scenario politico-ambientale diventa impresa impossibile.
La finale Usa-Urss assume così un significato ancora più largo: è una sfida fra il mondo occidentale e quello orientale, fra il capitalismo e il comunismo, una questione di potere. Dai tempi dello Sputnik, i sovietici stanno aspettando un’occasione per battere gli americani sul loro campo di battaglia preferito.
A quella finale entrambe le nazioni arrivano imbattute. In semifinale i sovietici vincono di misura su Cuba (67-61) mentre gli americani regolano la povera nazionale italiana con un 68-38 che lascia poco spazio alle interpretazioni. L’arbitro della finale è il brasiliano Renato Righetto, l’arbitro della discordia.
Dopo una partita dominata dall’inizio alla fine, i sovietici gettano all’ortiche il loro lavoro perdendo palla e subendo un contropiede a tre secondi dalla fine. Doug Collins, l’attuale coach dei 76ers, non riesce a finalizzare la sua corsa a tutto campo ma viene abbattuto da un difensore sovietico. I due tiri liberi assegnati vengono realizzati con freddezza da Collins che porta in vantaggio i suoi sul 49-50.
A quel punto Vladimir Kondrašin, il coach sovietico, chiama un time out. Righetto inizialmente non lo concede salvo poi ricredersi e fermare il gioco con un solo secondo sul cronometro. Alla ripresa del gioco i sovietici non riescono ad andare a canestro permettendo agli americani di festeggiare l’ennesimo trionfo. All’improvviso in campo appare Renato William Jones, l’allora segretario generale della FIBA, che ordina di rigiocare i tre secondi finali.
Righetto è costretto a sottomettersi alla decisione del suo superiore. La partita riprende. Ivan Edesko prova l’effetto sorpresa con un lungo lancio che attraverso il campo e trova sotto canestro Belov. In qualche maniera il centro sovietico si libera del suo marcatore e appoggia al tabellone il pallone del 51-50.
Negli anni a seguire le considerazioni su quel tragico finale si sprecarono. Regolamento alla mano Righetto non avrebbe potuto fermare il gioco a 1” dalla fine tantomeno Jones poteva ordinare che i 3” finali venissero rigiocati.
Una catena di errori che hanno regalato alla storia un finale epico.
Gli americani boicottarono la cerimonia di premiazione e non riconobbero mai la sconfitta. Le medaglie non vennero mai ritirate.
Kenny Davis ha inserito nel suo testamento una nota in cui ordina ai suoi discendenti di non ritirare per nulla al Mondo la sua medaglia d’argento. Il destino tanto sorridente a Belov improvvisamente gli girò le spalle e l’eroe olimpico morì quattro anni dopo, a soli 26 anni, per una rara forma di tumore cardiaco. La sua leggenda non morirà mai.
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