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La silenziosa ascesa degli Indiana Pacers

Splendido inizio di stagione quello della squadra di coach Vogel, di cui nessuno parla ma che tutti vorranno evitare ai Playoff

La silenziosa ascesa degli Indiana Pacers
Logo degli Indiana Pacers © http://www.flickr.com/photos/rmtip21/3770298586

In una lega come quella Nba, incentrata sui grandi mercati e soprattutto sulle grandi stelle, cavalli trainanti di uno dei business più remunerativi non solo oltre Oceano, è quasi normale sottovalutare o non dare il giusto risalto ad una squadra come gli Indiana Pacers edizione 2011-2012.
Non è bastato neanche l’approdo ai playoffs nello scorso anno e la buonissima serie di primo turno persa contro i Bulls, per considerare la squadra di Indianapolis degna di un ruolo da primattore nella Eastern Conference.

I motivi sono diversi

Uno dei tanti è da ricercare nel fatto che all’interno del roster non figurano stelle di straordinaria grandezza, con salari del livello dei vari Bryant, Durant o LeBron James.
A quanto detto, si aggiunge che l’attenzione dei media è inevitabilmente rivolta a quanto avviene dalle parti della Florida, dove Heat e Magic fanno parlare per motivi diversi, a New York, dove i problemi per la squadra di D’Antoni sono evidenti, o a quanto succede nella windy city di Chicago, dove i Bulls sono da due stagioni tornati ad essere una contender per il titolo, come avveniva ai tempi dell’era Jackson-Jordan-Pippen.

Perchè esaltare Indiana

Su tutti, il più importante è da ricondurre allo straordinario lavoro fatto dall’allenatore Frank Vogel. Dopo molte difficoltà, lo scorso anno il management di Indianapolis spesa coach Jim O’Brien, fino a quel punto reo di aver condotto la squadra a sole 17 vittorie a fronte di 27 sconfitte, decidendo di investire (forse provvisoriamente) sul vice, per l’appunto Vogel.
Da quel momento la squadra cambia, sia per approccio che per qualità di gioco espressa, vince 20 delle successive 38 partite e ottiene l’ottavo posto ad Est.
Nel primo turno con Chicago perde con onore, rischiando in almeno un paio di occasioni di vincere le partite che avrebbero allungato la serie ben oltre il 4-1 finale.

Il mercato estivo e l'arrivo di due giocatori di assoluto livello

Il più noto è sicuramente David West, acquisito come free agent dagli Hornets, sul quale evidentemente i Pacers puntano in maniera particolare, tenuto conto che è reduce da una stagione che gli ha impedito di disputare la quasi totalità della partite a causa di un infortunio.
L’altro, da non trascurare, è George Hill, scuola Spurs-Popovich, giocatore atletico, ottimo difensore, perfetto per il ruolo di 2-3, sia in difesa che in attacco.
Queste due rilevanti novità, unite alla decisiva conferma di Vogel e ad un impianto di gioco consolidato, stanno facendo dei Pacers non solo la seconda forza nella modesta Central Division, ma soprattutto la quarta squadra ad Est, con un record nettamente positivo di 16 vittorie e 7 sconfitte.
Fattore chiave di questo record sono le 10 vittorie in trasferta sulle 15 fin qui disputate, tra le quali spicca quella dello Staples Center contro i Lakers.

La squadra

Il quintetto è solitamente composto da Collison e dall’atletico e miglioratissimo Paul George in guardia, Granger e West ali ed il sempre più positivo Hibbert nel ruolo di centro.
La squadra dà sempre la sensazione di essere estremamente equilibrata, Granger è il naturale punto di riferimento offensivo, al quale vanno tutti i palloni più importanti della partita, West e Hibbert si integrano benissimo, sfruttando, il primo, il gioco fronte a canestro con i suoi tiri dalla media, ed il secondo giostrando più in posizione di post basso. Collison si conferma ottimo playmaker, forse più di rottura che di costruzione, come vuole la nuova generazione di playmaker Nba, mentre George dà l’impressione di essere pronto ad esplodere da un momento all’altro (vedere i 30 punti a Dallas).

A tutto ciò si aggiunge una panchina di tutto rispetto, che soprattutto difensivamente e dal punto di vista dell’intensità è una delle migliori dell’intera lega.
Jones è il guardasigilli designato per le guardie avversarie, il trio Foster, Amundson, Hansbrough è quanto di più duro e fisico si possa trovare, mentre Hill da quantità e qualità nelle pause di Jones o Danny Granger.

Vero è che in una stagione del genere si fa presto a cambiare giudizi, in quanto le squadre soffrono di discontinuità per via di un calendario ai limiti del praticabile; altrettanto vero è che però, questa squadra si fonda su basi solide, su certezze consolidate e su un vero e proprio gioco di squadra, in cui tutti sono utili ma nessuno è indispensabile.
Per questi motivi risulta molto difficile ipotizzare un calo sostanzioso da qui a fine aprile, e proprio per questo i Pacers saranno sicuramente una delle squadre che sarà meglio evitare per chi vorrà puntare in alto.

 


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