Jimmy Butler: dalla strada ai Chicago Bulls
Quella di Jimmy Butler è una storia a lieto fine come non ce ne sono tante, un viaggio verso un sogno chiamato Nba che i Chicago Bulls hanno reso possibile
Jimmy Butler, dalla strada alla Nba
Un infanzia difficile
Jimmy Butler nasce il 14 settembre 1989 a Houston, Texas. Sin da piccolo la sua vita è caratterizzata da eventi traumatici. Abbandonato dal padre in tenera età vive con la madre in un sobborgo di Houston (Tomball) sino a quando a 13 anni la genitrice lo caccia di casa liquidandolo con una frase agghiacciante: “Non mi piace il tuo aspetto. Te ne devi andare”. Così inizia un viaggio di casa in casa ospitato di volta in volta da amici compiacenti commossi dalla sorte di questo ragazzo.
Poi la ruota della fortuna inizia a girare per Jimmy: a 17 anni ad una Summer League della Tomball High School incontra Jordan Leslie, matricola della squadra del Football e giocatore della squadra di basket della scuola, ed i due diventano amici. Leslie ospita Jimmy in casa sua per un poco ed in seguito, sebbene la famiglia fosse già composta da 9 persone, nessuno ebbe più il coraggio di dirgli di andarsene: uniche regole migliorare i suoi voti e non fare sciocchezze.
Ricorda Butler: ”Mi hanno accettato nella loro famiglia. La madre di Leslie era molto affettuosa. Non riuscivo a crederci, non era per merito del basket”. Si il basket....perché Jimmy con il fisico (2,03mt per 100kg) che si ritrova nella sua stagione da senior al liceo segna 19,9pt con 8,7rb di media.
La carriera universitaria
Nonostante le sue cifre Butler è di fatto uno sconosciuto per i reclutatori universitari e così decide di di andare nel Tyler Junior College in Texas. Doveva rimanere per 2 anni ma al suo debutto segna subito 34pt e gioca una grande stagione: così arriva una certa notorietà che lo porta a ricevere ed accettare un offerta da Marquette. Inizialmente parte dalla panchina vista la presenza nel quintetto di Wesley Matthews e Lazar Hayward, poi dalla stagione da junior (quando risultò decisivo nelle vittorie su Uconn e St John's portando Marquette alla quinta volta consecutiva al torneo NCAA) ed in quella da senior (chiusa con 15,7pt di media menzione d'onore della Big East) il suo minutaggio aumenta ponendolo alla ribalta delle cronache nazionali. Jimmy chiude così la carriera universitaria in crescita e sebbene il suo tiro da lontano sia discontinuo, la sua versatilità e le sue capacità difensive ne fanno un possibile prospetto al Draft 2011.
Guarda il tiro vincente di Butler contro St John's
Il Porthmouth Invitational Tournament ed il Draft 2011
Il Porthmouth è appuntamento d'obbligo per chi non è stella conclamata o già sicuro di una scelta al 1° giro. Butler sfrutta bene l'occasione mettendosi in mostra e risultando decisivo per la conquista del trofeo da parte della sua squadra: durante la settimana Jimmy risulta il giocatore più solido e costante venendo eletto meritatamente MVP del torneo. Porte spalancate all'Nba quindi !!!! Non proprio...ma le sue azioni crescono di giorno in giorno e con esse la possibilità di un contratto garantito. Arriva il fatidico giorno ed in saccoccia c'è già una promessa dei Miami Heat di una chiamata al 2° giro (n.31). Ma Jimmy alla corte dei Big Three non arriverà mai visto che viene selezionato da Chicago al n° 30, ultimo scelto al 1° giro.
Guarda il profilo al Draft 2011 di Butler
Chicago e la Nba
Perchè ai Bulls ? Presto detto visto che Jimmy era diventato famoso a Marquette come specialista degli “intangibles”, atleta che non sarà mai negli highlights ma farà tante piccole cose per far vincere la sua squadra, visto che gioca “dentro” il concetto di squadra con un atteggiamento esemplare in campo dove i suoi movimenti sono il prodotto di instancabili ripetizioni in palestra.
E quale miglior coach poteva accogliere un giocatore del genere se non Tom Thibodeau uno che mette la squadra prima delle statistiche individuali e chiede ai suoi un etica del lavoro esemplare. In una squadra come Chicago tutto ciò che conta è lo sforzo mentale e la voglia di vincere e Jimmy sembra essersi perfettamente adattato all'ambiente: “Qualcuno dice che ho bisogno di venire qui e segnare, ma non io. Voglio solo giocare duro e dimostrare ai miei compagni di squadra che quando hanno bisogno di prendere fiato vado in campo a dare il massimo”.
La stagione di Butler non è stata tutta rose e fiori inizialmente con il career high di 12pt che arriva in una sconfitta con Atlanta. Poi l'infortunio a Deng e le responsabilità che aumentano, ma per un ragazzo dalle “spalle larghe” come Jimmy non è un problema: risponde presente e nella vittoria al Madison Square Garden contro i Knicks rimane in campo 21min e durante il finale tirato viene preferito a Brewer nella marcatura di Carmelo Anthony. Ora Deng è tornato ed la presenza in campo di Butler calerà, ma siamo sicuri che la bella favola di Jimmy non finirà qui.
jimmy butler