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La rinascita dei T’Wolves nel segno di Kevin..Love!

Dopo Kevin Garnett, è un altro Kevin, Love, a ridare competitività ad una delle franchigie più giovani della lega

La rinascita dei T’Wolves nel segno di Kevin..Love!
Il Target Center di Minneapolis casa dei T'Wolves © http://www.flickr.com/photos/opie/403922310

 

Dopo tante stagioni passate a ricordare i tempi in cui un Kevin, Garnett, rendeva i T’Wolwes una delle maggiori indiziate a fare strada nei playoffs, adesso è un altro Kevin, Love, il giocatore chiave di questo buon inizio di stagione di Minnesota, squadra che può tornare a credere di tornare nella post season, nonostante l’agguerrita concorrenza della Western Conference.

Ovviamente, l’ex UCLA non è l’unico motivo per il quale Minny sia tornata ad essere una squadra credibile, è però certamente indiscutibile il fatto che l’ala grande stia producendo (dallo scorso anno) una serie di partite di altissimo livello, che allo stato attuale lo rendono forse la migliore ala grande della Nba, sia per continuità di prestazioni che per qualità delle stesse.

A testimoniare tutto ciò, in aiuto arrivano le cifre che vedono il nostro  quarto miglior realizzatore con 25.6 punti per partita e secondo nei rimbalzi con 13.9 dietro al solo Dwight Howard.

Non può essere solo l’eccellente Love però, la causa dell’ottima stagione fin qui giocata da Minnesota.

E’ innegabile infatti, l’impronta data alla squadra dal nuovo coach Rick Adelman, sostituto di un Rambis capace di vincere lo scorso anno solo 17 partite, e lo straordinario inizio di stagione del rookie Ricky Rubio, che con la sua classe e visione di gioco rende anche i compagni dei giocatori migliori.

L’ex allenatore dei Blazers, uno dei migliori coach da tanti anni a questa parte, ha ridato gioco, difesa e mentalità vincente ad un nucleo pieno di talento, ma forse poco amalgamato e disciplinato.

La squadra crede nei dettami del coach, che lascia liberi i propri giocatori di esprimere il proprio talento all’interno però di un contesto di squadra, il risultato è che sono a sole 2 partite dal raggiungere l’ottavo posto ad Ovest, ultimo disponibile per i Playoffs.

L’ex play del Barcellona dal canto suo, sta dimostrando che, in un basket come quello Nba ed in una squadra fatta su misura per lui, è in grado di esaltarsi, mettendo in evidenza le sue qualità fatte di passaggi al bacio, grande capacità di giocare il pick and roll producendo per se e per i compagni, energia ed entusiasmo che contagiano il pubblico che vede in lui forse la reincarnazione di Pit Maravich.

Il dato che forse sorprende di più per una squadra giovane come i Wolwes, è che nel momento in cui scriviamo hanno un record positivo in trasferta, 6 vittorie e 5 sconfitte, e negativo in casa, 7-10, a testimonianza del fatto che, a causa della giovane età media, al Target Center forse sentano ancora un po’ la pressione derivante dalle alte aspettative del pubblico, tornato a riempire gli spalti.

Non va poi sottovalutato l’apporto che stanno dando anche gli altri giocatori.

Bene Pekovic, finalmente utilizzato con costanza, che con Ridnour, Johnson e il maturato Beasley parte in quintetto insieme ai già citati Rubio e Love.

Buono anche l’apporto di uno dei volti nuovi e più attesi della stagione, quel J.J. Barea che nelle scorse Nba finals è stato uno dei giocatori chiave per far vincere il titolo a Dallas, e che rappresenta un eccellente cambio sia per Rubio che per Ridnour.

Webster, l’atletico Williams, il duro Brad Miller, sono tutti ottimi giocatori di rotazione, in grado di giocare bene anche per pochi minuti.

Difficile dire se la franchigia del Minnesota potrà continuare su questi livelli, nè il raggiungimento o meno dei Playoffs sarà una discriminante in grado di giudicare positivamente o negativamente la stagione degli uomini di Adelman.

Quello che conta è che per la prima volta dopo tanto tempo, questa squadra è non solo credibile nel presente, ma soprattutto con larghi margini di crescita nel futuro, tanto da poter rappresentare nei prossimi anni, una delle squadre maggiormente accreditate per disputare stagioni di primissimo livello, cosa che come detto, non accadeva dai tempi di un altro Kevin, Garnett.


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