NBA Finals: Le pagelle
Lebron è il migliore, Battier la chiave del titolo. Malissimo Harden, negativo il duo Perkins-Ibaka per OKC.
Miami Heat:
Lebron James, 9. Punti, assist, rimbalzi, difesa (super), leadership, costanza, determinazione. Non è abbastanza? Chiude la serie finale con 28.6 punti di media, 7.4 assist e 10.2 rimbalzi. Era ritenuto un perdente..Ci fermiamo qui. Vincente.
Dwayne Wade, 8. I 22.6 punti di media sono ben altra cosa rispetto all’altro vittorioso viaggio nelle Finals. Il numero 3 ha però il merito di capire che questo è l’anno di Lebron. Lui recita da secondo violino, risultando comunque tra i migliori. Il migliore anzi, dopo James. Fondamentale.
Chris Bosh, 7,5. Come Wade si sacrifica, capisce che il proscenio non è per lui, si adegua giocando da centro, risultando un incubo per Perkins e Ibaka. Da terzo attore, un lusso che alla fine ha pagato dividendi. Maturo.
Mario Chalmers, 6,5. Ha il merito, o la sfacciataggine decidete voi, di farsi scivolare tutto addosso. Nel bene, ma anche nel male. Soffre Westbrook nelle prime tre gare, nella quarta è decisivo con 25 punti che indirizzano la serie. Orgoglioso.
Shane Battier, 8. Era da molti indicato come uomo barometro pro Heat. Per la verità si riteneva potesse essere decisivo più in difesa che in attacco. Invece, è proprio nella metà campo offensiva che fa la differenza, tirando da tre tanto e bene, risultando l’uomo chiave. Decisivo.
Norris Cole, 6,5. Il ragazzo ha gli attributi, non ci sono dubbi. Dopo dei Playoffs da spettatore non pagante e con posto privilegiato in tribuna, ops..panchina, il rookie cocco di James sfodera due prestazioni sorprendenti in gara 4 e 5, quantomeno per i suoi standard. Inatteso.
Udonis Haslem, 6. Parte titolare in gara 1, progressivamente perde minuti, risultando una comparsa o quasi, viste le abitudini. Insostituibile per importanza nello spogliatoio, averlo in campo è sempre sinonimo di personalità e carattere. Totem.
Mike Miller, 8. Forse esageriamo direte voi..ma merita un voto alto a prescindere. Sta in campo per onor di firma, soffre, si trascina ma difende, lotta, dà l’esempio ai compagni, chiude con una fantastica gara 5, che potrebbe essere l’ultima della sua onorevolissima carriera. Eroico.
Joel Anthony e Ronny Turiaf, N.g. Giocano poco, solo in gara 1. Forse, indirettamente, sono una delle chiavi della vittoria degli Heat. Spoelstra capisce che tutto sommato tolgono più che aggiungono, fanno il tifo dalla panca, su quello nulla da dire. Ultras.
Erik Spoelstra, 8. Non è Popovich, non è neanche Van Gundy Stan. Per farla breve, non è chissà cosa, ma di sicuro non è neanche da buttare. Sposta Bosh in mezzo, allunga le rotazioni dopo gara 1, concede il proscenio alle sue star, e soprattutto stravince il duello con Brooks. E comunque, ha vinto, ed e’ quello che tutti pretendevano. Rigenerato.
Oklahoma city Thunder:
Kevin Durant, 7. Per tre partite nulla da dire, anche quando la sua squadra perde. Anche quando i falli, giusti o meno, lo tolgono per spezzoni di partita. Le ultime due gare denotano qualche limite caratteriale e forse dei lati ancora oscuri del suo gioco e della sua personalità Tenendo così tanto la palla infatti, dovrebbe essere capace di creare di più anche per i compagni. Ma se non lo fa neanche Westbrook direte voi.. Amletico, ma anche abbacinante.
Russel Westbrook, 7. Le statistiche sono positive, straordinarie se si considera che il losangeleno è al primo viaggio nelle finals. Il ragazzo di produrre produce, non ci sono dubbi. Però, e qui il tema si fa duro, dà sempre la sensazione di giocare contro tutti. Finchè lo fai con gli avversari va bene, se però lo fai anche a scapito dei tuoi compagni molto meno. Deve maturare, ma il talento è lì da vedere. Testardo.
Tabo Sefolosha., 6,5. Merita la sufficienza visto che il talento non è quello sublime di altri compagni. Avrebbe meritato anche qualche minuto in più da Brooks, soprattutto nelle ultime gare. Pretendere di più è forse ingiusto, visto che si è trovato di fronte la migliore edizione lebroniana possibile ed immmaginabile. Indomito.
Kendrik Perkins, 5. Con Ibaka doveva rappresentare una delle chiavi di OKC. Si rivela invece uno dei punti deboli. Irascibile, inguardabile in attacco, quasi svogliato negli aiuti difensivi. Ha sempre quella faccia un po’ così, che non piace a tanti, ne siamo sicuri. Perennemente offeso.
Serge Ibaka, 5. Passa dall’aver giocato una straordinaria finale di conference ad una deludente finale Nba. Forse la verità sta nel mezzo. Troppo bello per essere vero con San Antonio, troppo deludente per pensare che questo sia il vero Ibaka ora. Paga probabilmente l’emozione e lo scotto della prima volta, il giocatore comunque c’è. Rivedibile.
James Harden, 4. E’ la vera delusione delle Finals. Fatta eccezione per il primo tempo di gara 2, non ne imbrocca una che sia una. Tira tanto e male, difende se possibile ancora peggio. Doveva essere il fattore chiave, lo è stato ma in negativo. Ed ora le discussioni sul suo futuro si faranno roventi. Sbarbato.
Nick Collison, 6. Gli allenatori Nba sono a volte maniacali nel rispettare a priori le rotazioni predefinite. Se Spoelstra dall’altra parte capisce che deve cambiare, Brooks va sempre con la medesima strategia e scaletta di cambi, a scapito di un Collison che avrebbe meritato molti minuti in più. Incolpevole.
Derek Fisher, 5. Per una volta, non passa alla storia per finali Nba sopra l’ordinario. Negativo è in generale il contributo che dà alla squadra, dimostrando che ormai gli anni d’oro sono passati. Non si vive e si vince di sola ed indiscussa leadership. Cotto.
Daequan Cook, N.g. pochi minuti per il numero 14. Viste le difficoltà avute da OKC nel tiro da fuori, le sue triple non avrebbero certo guastato. Ignorato.
Scoot Brooks, 4. Non dà mai la sensazione di tirar fuori qualcosa dai suoi. Al contrario, sembra il primo ad abbandonare la nave nei momenti di difficoltà, evitate le battute vi prego.. Viene sovrastato da un pari ruolo non eccezionale come Spoelstra, non attua mai la zona in momenti di difficoltà. In alcuni momenti delle varie gare si affida troppo a giocatori fuori partita e troppo poco ad altri più pronti. Paga anche lui l’inesperienza? O trattasi di un allenatore leggermente sopravvalutato? Scolastico.