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Alphonso Ford: una favola avvincente dal finale amaro

Riviviamo la grande carriera di Alphonso Ford, detto Fonzie: dagli inizi al college, alla carriera in Europa ed in Italia, fino al drammatico epilogo della sua vita

Alphonso Ford: una favola avvincente dal finale amaro
© http://www.flickr.com/photos/fedewild/2252047773

 

Alphonso Ford detto Fonzie

Quella che si racconta questa volta è una storia particolare: se fosse la sceneggiatura di un film potrebbe interessare a Paolo Sorrentino, se fosse un libro potrebbe essere il classico romanzo scorrevole dal colpo di scena che non ti aspetti. E’ la storia di Alphonso Ford, che i tifosi di una certa esperienza non avranno dimenticato.

L’esplosione al college

Fonzie (così come era soprannominato), nasce a Greenwood nel Mississippi il 31 Ottobre del 1971, nel profondo sud americano. Vive di pallacanestro fin da giovanissimo, diventa la “star player” del locale liceo Amanda Elzy, per poi diventare subito il giocatore più rappresentativo della storia del Mississipi Valley State College. Da matricola guida da matricola la classifica marcatori e diventa il primo giocatore NCAA a mantenere una media superiore a 25 punti per gara per quattro stagioni.
Alphonso non è un playmaker facile da trovare in giro: un toro di 191cm per 98 chili di muscoli agili. Difficile stopparlo, un po’ per quel fisico che induceva i pari ruolo a pensarci su e un po’ per quella strana meccanica di tiro che, in sospensione, portava le mani poco sopra la testa senza sbilanciare il resto del corpo: una macchina spara palloni da basket che si muove agilmente e libera energia per la squadra sotto forma di velocità, assist o punti.  Un giocatore che dà l’impressione di divertirsi dentro al campo, che non cede mai sul piano dei nervi: una volta porta troppo comodamente la palla oltre la metà del campo e si gira sorridente verso la sua panchina dopo che l’arbitro gli fischia gli otto secondi.

La carriera europea

In NBA però non avrà troppa fortuna: Dopo il draft 1993 (5° scelta al secondo giro) gioca solo sei partite con i 76ers, che lo girano ai Seattle Supersonics, dove riceve lo stesso trattamento.
Ed è proprio in queste situazioni che ogni giocatore valido capisce che, quando si chiude una porta, si aprono portoni: dopo una parentesi in CBA, è il momento di sbarcare in Europa. Nella stagione 1995-1996 gioca in Spagna con il Penas Huesca ma è in Grecia che si stabilirà per più stagioni, con l’approdo allo Sporting Atene e, nel 1999, sempre nella capitale ma in sponda Peristeri:  eccolo finalmente l’ingresso nell’Europa che conta. Magari non proprio un portone, ma una soglia importante: nella sua seconda squadra ateniese,  oltre al titolo di Mvp del campionato greco (24 punti nella finale), nel 2001 Alphonso vincerà il premio di miglior realizzatore dell’Eurolega, bissato l’anno successivo (21 punti di media) sempre in Grecia, nelle file dell’Olimpiacos Pireo.

L’Italia

Le sue cifre e le sue caratteristiche fanno parecchia gola alla Montepaschi Siena, che nella stagione 2002-2003 lo vuole come leader di una squadra da lanciare ai massimi livelli. Neanche a dirlo, quella di Siena si rivela una stagione esaltante: raggiunge una semifinale scudetto allora storica per il club e in Eurolega stacca il biglietto per le Final Four di Barcellona, dove troverà  Treviso a chiudere la strada per la finale (65-62, nonostante i suoi 33 punti).  In quella stagione Ford diventa per la terza volta consecutiva il miglior realizzatore dell’Eurolega, entrando nella storia e acquistando grande popolarità tra tutti i tifosi del continente.  Al suo ultimo passaggio a Pesaro nessuno osa dargli dello zingaro, anzi. La Scavolini raggiungerà una storica qualificazione in Eurolega ma in campionato arriva stanca ai playoff, cedendo proprio a Siena ai quarti.

Il dramma

Ma veniamo all’epilogo, anche perché fino a qui la favola sembra scorrere liscia: ironia della sorte, la partita contro la sua ex squadra sarà l’ultima. Non della carriera, ma della vita. Nel 2004 Fonzie temporeggia sulla firma di un rinnovo con Pesaro, dando credito a voci di mercato che lo vorrebbero in contatto con altre squadre: cose che succedono. Il 26 Agosto però è recapitata una lettera toccante alla società e ai tifosi, di cui si riporta il testo:

“Cari amici, sono nella sfortunata posizione di dover annunciare che non sarò in grado di disputare la stagione 2004-2005 con la Scavolini. Purtroppo le mie condizioni di salute non mi consentono più, a questo punto, di competere come un atleta professionista. In questo momento sono veramente grato a tutti voi e a tutti gli allenatori, compagni di squadra, tifosi, arbitri e dirigenti che, nel corso di tutti questi anni, mi hanno dato l'opportunità di competere nello sport che ho amato di più. Per quanto riguarda il mio club, la Scavolini Pesaro, voglio di cuore ringraziare ogni persona dell'organizzazione, i miei compagni di squadra, i miei allenatori e i nostri grandi tifosi. Voglio che ognuno di voi continui ad avere fede. Siate forti e combattete duro. Il mio cuore sarà sempre con tutti voi. con Rispetto. Alphonso Ford.”

Nove giorni dopo Alphonso Ford muore in un ospedale di Memphis, stroncato dalla leucemia che gli era stata diagnosticata già nel 1994. Per dieci anni Fonzie gioca da malato,  raggiungendo i massimi livelli continentali. Un campione dentro e fuori dal campo (il premio annuale per il miglior realizzatore dell’Eurolega porta il suo nome) che ha saputo lasciare un messaggio forte per lo sport e per la vita in generale: “continuare ad avere fede” in quello che si fa, e “combattere duro” per il raggiungimento dei propri obiettivi. Un uomo vincente nel palmares, vincente nel carattere e vincente anche nella sua ultima scelta di vita: finire i suoi giorni facendo ciò che fin da giovane ha sempre amato.

 


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