Mario Elie, il cagnaccio
Uno dei più famosi clutch players della Nba degli anni 90, un simbolo di come la voglia di lavorare e la determinazione spesso valgano più del talento puro: Mario Elie
SuperMario Elie
La giovinezza
Mario Elie, guardia-ala di 1,95 per 95kg, nacque a New York il 26 novembre del 1963 in una strada che dista solo 5min di metropolitana dal Madison Square Garden: chiamato così in onore del cantante Mario Lanza visse con la sua famiglia, appartenente alla middle class dove non si navigava nell'oro ma non mancavano alcune comodità, ad Harlem. Divenne un assiduo frequentatore dei playground di Uptown, compreso il Goat Park, dove intraprese le prime dure battaglie e ricevette il suo soprannome da campetto: “The Jedi”. Quando venne il momento di andare al Liceo si iscrisse alla Power Memorial High School, già frequentata a suo tempo da un certo Lew Alcindor poi noto come Kareem Abdul-Jabbar, dove giocç con Chris Mullin. La sua tendenza al gioco impostato quasi solo spalle a canestro abbinato ad un altezza non eccelsa sconsigliarono gli addetti delle università maggiori a dargli credito; così Mario si ritrovò all'Università di American International in Division II lontanissimo dal basket Ncaa che conta;di conseguenza al draft del 1985 arrivò solo una chiamata al 160 posto (7° giro ???? allora funzionava così) dai Milwaukee Bucks di Don Nelson. Al rookie camp Elie non andò oltre le 2 settimane e così tornò a casa indeciso se continuare la carriera come cestista o sfruttare la laurea in relazioni umane.
Il giro del mondo traguardo Nba
Ma nella città che non dorme mai si intrecciano i contatti più strani e così Mario si trovò catapultato a giocare all'estero dove oltre a guadagnare visse esperienze uniche sia umane che come giocatore. Nel 1986 è in Irlanda ai Dart Killester di Coleraine dove impara a giocare anche play-guardia e sviluppa il gioco da esterno facendo un poco quello che voleva visto anche il tasso alcolico degli altri “atleti” in campo. Nel 1987 è ai Miami Tropics nell'USBL poi all'Uniòn de Santa Fe in Argentina e quindi sino al 1989 in Portogallo dove con l'Ovarense batte in finale il favorito Benfica e viene portato in trionfo dalla tifoseria locale. Approda quindi in Cba agli Albany Patroons dal 1989 al 1991 e qui avviene la prima svolta della sua carriera: l'allenatore è George Karl, oggi coach dei Denver Nuggets, che apprezza le doti di Elie e lo fa crescere tecnicamente. L'ambiente della Cba è duro (viaggi in bus, cene con hamburger e voli aerei continui) ma squadra va benissimo ed oltre ad una breve parentesi nella WBL agli Youngston Pride arriva il primo decadale con Lakers nel 1990 seguito da quello con i Philadelphia ed infine nel 1991 con i Golden State dove ritrova Mullin. Nel 91/92 viene confermato ai Warriors dove è buon realizzatore sia da quintetto che dalla panchina. I suoi sforzi lo portano ai Blazers dove gioca una sola stagione e viene notato dall'uomo che cambierà definitivamente la sua carriera: Rudy Tomjanovich.
Houston ed il 1° titolo Nba
“A me piacciono i giocatori che hanno fatto la gavetta. Quando guardavo Portland in televisione ero quasi geloso di quel giocatore duro, che giocava per la squadra”. Così si esprimeva Rudy T, allenatore di Houston dopo avere acquisito Elie e miglior investitura non ci poteva essere. I Rockets erano un gruppo in ascesa che nella stagione 93/94 raggiunsero addirittura la Finale contro i Knicks: Mario parte dalla panchina come cambio di Vernom Maxwell ed a volte di Horry e con 9,3pt di media è utilissimo. In Finale però New York presenta un quintetto alto e grosso e così il minutaggio di Mario scende; Elie come un vero professionista fa un passo indietro in silenzio e come ricompensa raggiunge l'anello Nba contro la squadra della sua città.
Il “Bacio della Morte”
Elie è quindi un giocatore affermato, seppur non di primissimo piano, e gioca discretamente la sua 2a stagione a Houston; ma la squadra fatica e così viene imbastita una trade che porta Drexler ai Rockets in cambio di Thorpe. Per Mario sembra che l'arrivo di the Glide sia il presupposto di un accantonamento ed invece il suo lavorare duro gli porta minutaggi alti e partenze in quintetto. Houston disputa dei playoff di rincorsa ma fantastici: al 2° turno contro Phoenix sotto per 3-1 nella serie i Rockets recuperano ed arrivano sotto di 2pt con la palla in mano nei secondi finali di gara 7: a 7sec dalla fine Elie riceve palla in angolo libero fuori dall'arco e dovrebbe passarla a Olajuwon (che poi dichiarerà: “Ero sicuro mi avrebbe passato la palla, quando ho visto che stava tirando pensavo fosse impazzito”) per il canestro del pareggio. Dovrebbe appunto. Mario però ha un altra idea: nella testa risuona la voce dell'allenatore Tomjanovich, uno che ha realmente creduto in lui, che dice che quando un giocatore è libero deve tirare senza esitazione; Elie lo fa ed ha ragione. Houston vince partita e serie. L'apoteosi sconfina nella leggenda quando Mario rivolto verso la panchina dei Suns si bacia la mano che ha appena eliminato la squadra della Arizona: quel gesto rimane famoso come il “Bacio della Morte”, una firma anticipata sul titolo che arriverà nelle Finali 1995 con Orlando nelle quali Mario, in “leggera fiducia”, parte titolare e segna 16,3pt di media contribuendo al trionfo.
Guarda il video sul Bacio della Morte
Luci ed Ombre
Dopo 2 titoli Houston conobbe nelle stagioni seguenti problemi di infortuni e chimica: volendo sfruttare gli ultimi anni di Olajuwon e Drexler la dirigenza sacrificò gli emergenti Horry e Cassell per arrivare a Barkley. La mossa dei Big Three riuscì solo a metà viste le lotte intestine in spogliatoio che spaccarono il gruppo ed i risultati buoni (Finale della Western nel 1997) ma non eccezionali spinsero Mario lontano da Houston all'arrivo di Pippen dopo il lockout del 1999. Una nuova parentesi vincente era però dietro l'angolo.
I San Antonio Spurs
Greg Popovich aveva bisogno di una guardia forte fisicamente e grande difensore, al posto di Del Negro, che portasse esperienza al suo gruppo e così pensò ad Elie come addizione. Gli Spurs erano una franchigia in rampa di lancio e dopo un periodo necessario per trovare i necessari equilibri conquistarono prima il miglior record della lega e poi passarono sopra agli avversari in post-season. Ad ovest sotto i colpi delle Twin Towers Robinson-Duncan si arresero prima i Minnesota di Garnett, poi i Lakers di Shaq-Kobe, ed infine i Portland di Rasheed Wallace. Anche la Finale contro gli eroici Knicks fu abbastanza agevole e si concluse per 4-1: Elie ancora opposto alla squadra della sua città fu esemplare in marcatura su Allan Houston colpendo in attacco sia in penetrazione che dalla distanza sugli scarichi dei lunghi e risultando importante anche a rimbalzo. Un giocatore fortissimo e maturo che dimostrò come fosse arrivato ad un altro traguardo migliorando negli anni. La stagione seguente San Antonio ebbe problemi con la chimica, stante il ritiro di Elliot, e si presentò ai playoff senza Duncan finendo per essere eliminata da Phoenix al 1° turno.
Phoenix ed il ritiro
Scaduto il contratto con gli Spurs Elie giocò la sua ultima stagione a 37 anni nel 2000/2001 con i Suns e dopo l'eliminazione al 1° turno di playoff decise di ritirarsi. Nel 2007 venne incluso nella New York Basketball Hall of Fame e nello stesso anno iniziò la sua carriera da assistente allenatore ai Mavs poi ai Kings ed infine ai New Jersey quest'anno al fianco al suo ex-compagno Avery Johnson. Come giocatore è stato un esempio di serietà che può essere riassunto in una frase che rilasciò dopo le Finals del 1995: “Ci sono giocatori nella Lega che vengono scelti al 1° giro, guadagnano una barca di soldi e sono contenti di giocare nella Nba, di essere ricchi. Io mi sono guadagnato ogni dollaro, ho sempre sentito il bisogno di dimostrare qualcosa”.
mario elie